Effetto yo-yo: perché succede e come uscirne definitivamente

Effetto yo-yo: perché succede e come uscirne definitivamente

L’effetto yo-yo nella dieta è quella situazione in cui perdi peso, interrompi la dieta e riprendi tutti i kg persi nel giro di pochi mesi, tornando al punto di partenza. In letteratura scientifica si chiama weight cycling, ed è l’esito più frequente dei percorsi di dimagrimento che non prevedono una dieta di mantenimento per mantenere il risultato ottenuto. Una revisione di 29 studi firmata dal ricercatore Kevin Hall ha calcolato che più della metà del peso perso durante un percorso di dimagrimento viene ripreso entro due anni e oltre l’80% entro cinque.

Il concetto che raramente arriva a chi legge è però il seguente: per ogni chilo perso il dispendio energetico cala di 20-30 kcal al giorno e l’appetito sale di circa 100. Per questo, quando una persona mi dice che ha perso dieci chili in tre settimane, io non sono contento per lei, e glielo dico subito. In questo articolo andremo ad approfondire le cause fisiologiche del recupero del peso, il punto esatto in cui le diete drastiche falliscono e come impostare un piano per uscire da questa situazione, dieta di mantenimento compresa. Da biologo nutrizionista online seguo pazienti in tutta Italia, e il mio criterio di successo non è quanto peso perde una persona, ma se un anno dopo è riuscita a mantenerlo.

 

Disclaimer medico. Le informazioni di questo articolo hanno scopo informativo e non sostituiscono il parere medico. Se hai una storia di oscillazioni ripetute del peso, disturbi del comportamento alimentare o patologie in corso, parlane con il tuo medico prima di iniziare qualunque percorso di dimagrimento.

 

Cos’è l’effetto yo-yo (weight cycling) e perché non è una questione di forza di volontà

L’effetto yo-yo è l’alternanza ripetuta di fasi di dimagrimento e di recupero del peso, e in ambito scientifico prende il nome di weight cycling. Chi lo attraversa non ha semplicemente mollato la dieta: ha seguito un piano che il cui obiettivo si limitava alla sola perdita di kg e lasciava scoperto tutto quello che viene dopo. La differenza tra chi mantiene il risultato ottenuto nel tempo e chi lo perde dipende quasi sempre dal tipo di piano seguito, molto più che dalla determinazione e dall’impegno.

Una dieta che ti impone di dire di no venti volte al giorno misura quanto è forte la tua resistenza, e la resistenza si sa è una risorsa che a un certo punto si esaurisce. La forza di volontà infatti cala man mano che la giornata avanza: regge per qualche settimana, poi arriva la sera in cui non ne è rimasta più neanche un briciolo. Per questo, quando imposto un percorso per i miei pazienti, una delle prime cose che cerco di fare è ridurre il numero di decisioni difficili che una persona deve prendere ogni giorno. Se la colazione è già pronta la sera prima e la spesa del sabato copre i pranzi dell’intera settimana, la sera storta ti trova con molte meno scelte e tentazioni da gestire.

 

Perché riprendo peso dopo la dieta: le cause fisiologiche

 

Riprendi peso dopo la dieta perché il dimagrimento modifica due aspetti contemporaneamente: quanta energia consumi durante il giorno e quanta fame senti. La prima si chiama adattamento metabolico: dopo aver perso peso il corpo consuma meno di quanto consumerebbe una persona che quel peso lo ha sempre avuto. La seconda è la fame, e passa da due ormoni: 

  • la leptina segnala al cervello che le riserve di grasso sono sufficienti, e cala quando cala il grasso;
  • la grelina viene prodotta soprattutto nello stomaco e accende l’appetito, e quando mangi meno del solito i suoi livelli salgono, soprattutto in fase iniziale.

In uno studio del New England Journal of Medicine, 50 persone in sovrappeso hanno seguito per dieci settimane una dieta a bassissime calorie, perdendo in media 13,5 kg. Il dato che emerge è che a 62 settimane leptina, grelina e altri mediatori dell’appetito non erano ancora tornati ai livelli precedenti la perdita di peso. 

A questi due meccanismi se ne aggiunge un terzo, ed è quello su cui hai più margine di intervento: la perdita di massa magra, cioè di muscolo e non di grasso. Quando dimagrisci in fretta e senza allenarti, scende anche il muscolo, che brucia energia anche mentre stai ferma: da lì in poi mangiare come prima è sufficiente per farti riprendere peso. Il corpo non ama lo gli shock: preferisce uscire dalle vecchie abitudini in modo graduale, e più il taglio è brusco più questi tre meccanismi si rafforzano. Ecco, riga per riga, che cosa cambia davvero dopo un dimagrimento e che impatto ha realmente sulla giornata di chi ha appena finito una dieta.

 

Cosa cambia dopo il dimagrimento Conseguenze sulla tua giornata
Dispendio energetico Cala di 20-30 kcal al giorno per ogni chilo perso: dopo dieci chili sono 200-300 kcal in meno
Appetito Aumenta di circa 100 kcal al giorno: lo stesso piatto ti sazia meno di quanto ti saziava prima
Leptina e grelina Sazietà più bassa e fame più alta, con alterazioni ancora presenti a oltre un anno di distanza
Massa magra Se scende, scende anche l’energia spesa a riposo, e il tentativo successivo parte già svantaggiato

 

Messe insieme, queste quattro voci spiegano perché il recupero del peso abbia una base fisiologica reale, e non sia la scusa che temi di raccontarti. Se invece ti riconosci nella sensazione di mangiare poco senza vedere risultati, il metabolismo lento merita un discorso a parte, perché le cause non sono tutte uguali.

 

Perché le diete drastiche falliscono quasi sempre

Una paziente mi ha raccontato di aver perso venti chili tre volte nella sua vita, e di averli ripresi con gli interessi tutte e tre le volte. In nessuno dei tre tentativi il mio paziente ha peccato d’impegno, il vero punto debole era la struttura del piano e l’approccio utilizzato e questo conta decisamente più dell’impegno. Le diete drastiche falliscono quasi sempre negli stessi tre punti, e vale la pena analizzarli uno alla volta:

  • Il primo è il deficit calorico troppo aggressivo, quello che porta a mangiare poche centinaia di calorie al giorno ed è il più diffuso fra gli errori della dieta fai da te. Nel breve periodo funziona, e il caso più studiato riguarda quattordici concorrenti di un reality americano che avevano perso in media 58,3 kg in trenta settimane. Sei anni dopo ne avevano ripresi 41,0, e il loro metabolismo a riposo risultava in media 704 kcal al giorno più basso di quanto atteso. Si tratta però di quattordici persone in una condizione estrema, non di un campione rappresentativo di chi fa una dieta.
  • Il secondo punto di rottura è la dieta a tempo, quella che dura tre settimane o un mese e che finisce a una data stabilita in partenza. La domanda che nessuno pone è cosa succede il giorno dopo la fine, quando il piano non c’è più e le vecchie e cattive abitudini non aspettano altro che tornare in superficie? La colazione è l’esempio più immediato: per tre mesi è stata yogurt greco con mirtilli e mandorle, tutte le mattine, senza una sola eccezione. Finito il percorso si torna al bar con cappuccino e brioche, e la distanza fra quelle due colazioni non è un dettaglio trascurabile.
  • Il terzo punto è l’assenza di una fase di mantenimento, cioè di un periodo in cui si vanno a reintrodurre alcuni cibi e si alzano gradualmente le calorie, con l’obiettivo di andare a stabilizzare in modo definitivo il peso. Senza questa fase l’esito non può essere che uno solo, e non dipende da chi segue il piano: quando una dieta riporta al punto di partenza, il fallimento è nel metodo e nella totale mancanza di una strategia di lungo termine.

 

Conseguenze del weight cycling su metabolismo e composizione corporea

Parti da 70 chili, arrivi a 60, ne riprendi 10 e torni a 70: sulla bilancia il numero è esattamente lo stesso. Il corpo però non è più quello, perché nella discesa hai perso muscolo insieme al grasso e nella risalita hai recuperato soprattutto grasso. Per questo il numero sulla bilancia da solo racconta poco, e la distinzione tra massa magra e massa grassa è la prima cosa che guardo insieme al peso. Su quanto conti davvero l’adattamento metabolico, cioè il consumo che resta più basso dopo il dimagrimento, la risposta onesta è che la ricerca ci dà risultati contrastanti tra loro. Un gruppo guidato da Catia Martins ha sostenuto nel 2020 che l’adattamento metabolico si dimezza se viene misurato dopo la stabilizzazione del peso. Nel loro campione, inoltre, quell’adattamento non risultava collegato a quanto peso le persone avevano ripreso un anno dopo.

Eric Ravussin e Leanne Redman hanno replicato sulla stessa rivista che la differenza fra una persona e l’altra è molto più ampia dell’effetto medio, intorno a 110 kcal al giorno. Tradotto: su di te il rallentamento può essere trascurabile oppure pesante, e questo è il motivo per cui un piano identico per tutti non può funzionare per tutti. Nessuno dei due gruppi sostiene però che il metabolismo si rompa per sempre: il rischio concreto è arrivare al tentativo successivo con meno muscolo, più fame e meno fiducia in sé stessi.

 

Come uscire dall’effetto yo-yo: deficit moderato, proteine e forza

La ricetta magica per uscire dall’effetto yo-yo è la combinazione di un deficit calorico, un consumo sufficiente di proteine e un allenamento che vada a preservare la massa muscolare. Il deficit moderato è una scelta tecnica prima ancora che di buon senso: serve a rendere il percorso abbastanza lungo da cambiare le abitudini mentre il peso scende. In pratica significa fare pasti veri, uscire a cena il sabato e non dover spiegare a nessuno perché non mangi cibo spazzatura.

Sulle proteine, la posizione dell’International Society of Sports Nutrition è che 1,4-2,0 g per chilo al giorno bastino alla maggior parte di chi si allena. Nelle fasi ipocaloriche, cioè quando mangi meno di quanto consumi, lo stesso documento indica 2,3-3,1 g per chilo in chi è allenato alla forza. Io però calcolo la quota proteica sulla massa magra e non sul peso totale, perché su una persona con molto grasso le due basi danno numeri molto diversi. Uno studio del 2016 ha seguito per quattro settimane uomini giovani in forte deficit calorico, allenati sei giorni su sette. Chi assumeva 2,4 g di proteine per chilo ha guadagnato 1,2 kg di massa magra contro gli 0,1 kg del gruppo a 1,2 g. È un contesto estremo e circoscritto in un periodo breve, quindi il risultato non si applica a chi si allena due volte a settimana.

L’allenamento contro resistenza, cioè pesi, macchine o esercizi a corpo libero, è il segnale che dice al corpo di tenere il muscolo, e senza quel segnale, la massa magra è quella che viene sacrificata per prima. Tradotto in comportamenti da mettere in agenda già da lunedì, il successo di questa fase si regge su quattro punti fondamentali:

  • Togli meno calorie di quante ne toglieresti d’istinto, perché un deficit controllato è più sostenibile e quindi efficace nel lungo termine.
  • Metti proteine in ogni pasto invece di concentrarle solo durante la cena, per esempio 150 g di merluzzo a pranzo e 200 g di ricotta a colazione.
  • Allenati contro resistenza almeno due volte a settimana, anche in casa e con sedute brevi, purché il carico cresca nel tempo.
  • Tieni d’occhio il movimento spontaneo, cioè passi e scale, che si riduce senza che tu te ne accorga quando mangi meno.

 

Il ruolo delle abitudini e della testa

Torni a casa dopo una giornata storta, apri la dispensa e mangi dieci grissini in piedi, prima ancora di aver pensato a cosa cucinare per cena. Non avevi fame in quel momento: avevi solo bisogno di scaricare otto ore passate accanto a un collega che ti ha logorata dal primo momento in cui hai varcato l’ingresso dell’ufficio. Questo è un classico episodio di fame emotiva, e distinguerla dalla fame vera è il primo passo verso un’alimentazione più consapevole.

La fame vera cresce lentamente nel corso delle ore, accetta qualunque cibo disponibile e si spegne quando lo stomaco è pieno. Quella emotiva arriva all’improvviso, chiede un alimento preciso e non si placa nemmeno quando il pacchetto di biscotti sul tavolo è finito. Quando la causa principale è lo stress, il lavoro non si fa sul piatto: si fa sul legame fra stress e alimentazione e sulle valvole di sfogo che possiamo usare come alternativa. E su un punto voglio essere chiaro: avere fame durante un percorso non è un fallimento, è una condizione da mettere in conto, accettare e gestire.

L’altro meccanismo che porta al fallimento i percorsi di dimagrimento è l’approccio tutto-o-niente, e il danno non lo fa il biscotto in più. Il danno lo fa il pensiero che arriva subito dopo, quell’«ormai ho rovinato tutto» che ti fa affrontare il resto della settimana completamente alla deriva. Da un pasto libero all’anarchia totale il passo è breve, e la differenza la fanno quelli che chiamo confini comportamentali:

  • La quantità: due quadratini di cioccolato dopo cena sono una cosa, mezza tavoletta davanti alla televisione è un’altra cosa.
  • La frequenza: il dolce della domenica in famiglia non è il dolce di ogni sera, anche se il cibo è lo stesso.
  • La qualità del momento: le caramelle prese in ufficio per noia non danno la gioia di una pizza il sabato sera condivisa con le persone a cui tieni.

 

Come non riprendere peso dopo la dieta: la fase di mantenimento

Per non riprendere peso dopo la dieta serve che alla fine del percorso le regole si consolidino, invece di essere buttate nel cestino tutte insieme da un giorno all’altro. Il menù di mantenimento non esiste, e chi te ne consegna uno ti sta risparmiando la parte difficile invece di aiutarti davvero. Il mantenimento è lo stile di vita che ti permette di tenere il peso e presuppone una cosa fondamentale: che tu non sia più la stessa persona che eri prima della dieta. Non nell’identità, ma nei comportamenti quotidiani: cosa compri, come organizzi la settimana, come reagisci a una serata andata storta. Nei percorsi che seguo il mantenimento del peso dopo la dieta si articola in quattro fasi, ognuna con il suo controllo specifico.

 

Fase Che cosa succede Che cosa controlliamo
Risalita graduale Le calorie tornano su per gradi, aggiungendo cibo vero e non liberando tutto in una settimana Peso, fame nel pomeriggio, livelli di energia
Reintroduzione degli alimenti Un gruppo alla volta, in quantità piccole e crescenti, invece che tutti insieme Digestione, gonfiore, qualità del sonno
Il pasto libero Uno a settimana, scelto in anticipo e collocato in un momento che ci si gode davvero Che sia appagante e non automatico
I controlli periodici Appuntamenti online a cadenza regolare, con assistenza fra un check e l’altro Peso, misure, esami del sangue, abitudini

 

In questa fase considero fisiologica un’oscillazione di uno o due chili sulla bilancia, perché dipende quasi sempre dai liquidi e non dal grasso che torna. Il momento in cui intervengo è un altro: quando l’aumento non rientra e prosegue per settimane, si corregge subito applicando qualche modifica al piano. È questo che evita di dover ricominciare da zero con una dieta più dura della precedente, che è poi il fattore da cui si ri-innesca l’effetto yo-yo.

Perché un percorso con il nutrizionista fa la differenza

Un percorso seguito con un nutrizionista online fa la differenza per una ragione precisa: due persone con lo stesso peso possono avere bisogno di due piani completamente diversi. Due amiche sono andate insieme dallo stesso professionista e sono uscite nello stesso pomeriggio con lo stesso identico piano alimentare, stampato due volte. Una pesava una ventina di chili più dell’altra, era dieci centimetri più alta ed era l’unica delle due ad allenarsi, ma sul foglio c’erano scritte le stesse calorie e le stesse ripartizioni dei macronutrienti. Un piano impostato in questo modo può reggere qualche settimana, poi si rompe, e la persona resta convinta che “le diete con me non funzionano”.

Nel mio lavoro il primo livello di personalizzazione è quello più ovvio: peso, sesso, altezza, composizione corporea ed esami del sangue. Il secondo livello è quello che quasi nessuno guarda, ed è lo stile di vita reale: dove mangi, con chi, a che ora, quanto viaggi, che attività sportiva fai, che lavoro svolgi. Viene prima lo stile di vita e la dieta si adegua a lui, mai il contrario, altrimenti il piano dura finché dura la tua pazienza. È il motivo per cui costruisco ogni piano alimentare personalizzato partendo dalle abitudini reali della persona e non soltanto dal numero che leggo sulla bilancia. E l’accordo che propongo all’inizio è sempre lo stesso: facciamolo come se fosse l’ultima dieta, perché l’obiettivo dichiarato è che lo sia davvero

 

FAQ: le domande più frequenti sull’effetto yo-yo

 

Perché riprendo peso dopo ogni dieta?

Perché ogni dimagrimento riduce il dispendio energetico e aumenta l’appetito, e senza una fase di mantenimento quelle due spinte trovano campo libero. Non dipende dalla tua costanza: dipende dal fatto che il piano si è occupato solo della discesa del peso e non di quello che viene dopo.

L’effetto yo-yo rovina il metabolismo?

No, non in modo definitivo, anche se dopo il dimagrimento il corpo consuma meno e la ricerca non è concorde su questo argomento. Il fenomeno ha a che fare con il set point del peso corporeo, cioè la fascia di peso che il corpo tende a difendere. Con proteine adeguate e allenamento contro resistenza, però, il margine di recupero esiste quasi sempre, anche dopo più tentativi.

Come si mantiene il peso dopo una dieta?

Si mantiene risalendo con le calorie per gradi, reintroducendo gli alimenti un gruppo alla volta e tenendo controlli periodici invece di sparire dopo l’ultimo appuntamento. Serve però qualcosa di più di un menù: confini chiari su quantità, frequenza e qualità del cibo.

Quanto è dannoso perdere e riprendere peso di continuo?

Il danno non si misura con un numero, però il confronto pratico è netto: conviene un dimagrimento lento che poi si mantiene nel tempo, e non uno rapido che si annulla dopo poche settimane. Il tempo che sembri perdere andando piano è quello in cui cambiano la spesa, gli orari e le porzioni, cioè le cose che resistono nel lungo periodo anche dopo aver terminato la fase di dimagrimento.

Il digiuno intermittente causa effetto yo-yo?

Non di per sé: lo causa qualunque schema vissuto come una parentesi da chiudere, digiuno intermittente compreso. Se concentrare i pasti in poche ore ti aiuta a organizzare la giornata funziona, se ti costringe a saltare la cena in famiglia dura poco. Ho raccolto un esempio di digiuno intermittente con i criteri per capire se abbia senso nel tuo caso specifico.

Si può dimagrire senza effetto yo-yo?

Sì, ma solo se il percorso prevede la fase di mantenimento fin dall’inizio, invece di aggiungerla come ripensamento quando il peso è già sceso. Servono un deficit sostenibile, proteine sufficienti, allenamento contro resistenza e un lavoro sulle abitudini che continui anche nella fase di mantenimento.

 

Un percorso di dimagrimento in presenza di patologie, terapie farmacologiche o disturbi del comportamento alimentare va sempre concordato con il medico curante. Questo articolo non sostituisce una valutazione clinica individuale.

 

A cura di Lorenzo VieriBiologo Nutrizionista Online

Laureato in Biologia nel 2015, sono specializzato in dieta chetogenica, dieta low FODMAP e digiuno intermittente, oltre ad essere un nutrizionista sportivo. Ricevo in consulenza online in tutta Italia, prenota la tua!