Trigliceridi alti: cosa mangiare e la dieta per abbassarli naturalmente

Trigliceridi alti: cosa mangiare e la dieta per abbassarli naturalmente

Con i trigliceridi alti, sapere cosa mangiare conta tanto quanto sapere cosa non mangiare: pesce grasso, legumi e verdura aiutano sì, ma il valore scende quando togli zuccheri, bevande dolci e alcol. L’Istituto Superiore di Sanità considera desiderabile un valore sotto 150 mg/dl e chiama elevato l’intervallo fra 200 e 499 mg/dl, mettendo l’abuso di alcol fra le cause principali. Il referto ti restituisce un numero solo, mentre in consulenza lo leggo sempre insieme al colesterolo HDL: è il confronto fra i due a dire come sta realmente il tuo metabolismo.

Nei referti che mi arrivano con i trigliceridi sopra la norma raramente trovo un’alimentazione troppo grassa, a differenza di quello che si può pensare: trovo pane e pasta abbondanti, succhi, birra della sera e un dessert di fine pasto quotidiano. Le soglie del referto, il peso di fruttosio e alcolici, la funzione degli omega-3 e il legame con il fegato grasso sono i quattro nodi da sciogliere. Da biologo nutrizionista online seguo pazienti in tutta Italia con alterazioni dei valori del sangue, e i trigliceridi sono fra i primi a muoversi quando si mette mano alla propria dieta.

 

Disclaimer medico. Le informazioni di questo articolo hanno finalità informativa e non sostituiscono la consulenza medica. In caso di trigliceridi alti consulta il medico e un professionista della nutrizione.

 

Cosa sono i trigliceridi e quando si considerano alti

Trigliceridi e colesterolo vengono trattati come due sinonimi, ma nella realtà non lo sono: i primi sono grassi di riserva, il secondo è un componente delle cellule. Il livello dei trigliceridi si considera alto se supera i 150 mg/dl misurati a digiuno, che è la soglia sotto la quale l’Istituto Superiore di Sanità colloca il valore desiderabile. Il colesterolo entra nella struttura delle membrane cellulari e serve a fabbricare diversi ormoni, mentre i trigliceridi svolgono un compito molto più semplice. Sono la forma in cui il corpo mette da parte l’energia che avanza da un pasto, per usarla nelle ore in cui non stai mangiando.

Humanitas lo scrive in modo esplicito nel suo approfondimento sui valori dei trigliceridi: quando zuccheri e proteine vengono consumati in sovrabbondanza, è l’organismo stesso a provvedere a convertirli in trigliceridi. Questo spiega perché un’alimentazione ricca di pane, pasta e dolci può far salire un valore che quasi tutti associano istintivamente al burro e alla carne grassa. Il livello dei trigliceridi è affidabile solo se il prelievo viene fatto a digiuno da almeno dodici ore ed è preceduto da un pasto leggero, come indica l’Istituto Superiore di Sanità. Questi sono i valori dei trigliceridi normali e le fasce successive, pubblicati dall’ISS e confermati da Humanitas nel 2024.

 

Valore a digiuno Definizione ISS Come si legge
Sotto 150 mg/dl Desiderabile Il valore non richiede attenzioni particolari
150-199 mg/dl Ai limiti della norma La fascia in cui la dieta pesa di più
200-499 mg/dl Elevato Il quadro va inquadrato dal medico
Oltre 500 mg/dl Molto elevato Gestione medica, la sola dieta non basta

 

Nei minorenni Humanitas abbassa le soglie: desiderabile sotto 90 mg/dl, borderline fra 90 e 129, alto da 130 in su. L’ISS segnala inoltre che sopra i 1.000 mg/dl compare il rischio di pancreatite, cioè un’infiammazione acuta del pancreas che richiede attenzione medica immediata. 

Trigliceridi alti: le cause (non solo i grassi)

Nell’elenco delle cause dei trigliceridi alti dell’ISS i grassi non compaiono: ci sono sovrappeso e obesità, sedentarietà, abitudini alimentari scorrette, diabete mellito, abuso di alcol e malattie renali. Il filo che tiene insieme quasi tutte queste voci è un eccesso di energia che il fegato non sa dove mettere e trasforma in grasso di deposito. Gli zuccheri sono la forma di energia che arriva più in fretta, e il fruttosio, lo zucchero della frutta e degli sciroppi industriali, viene lavorato quasi tutto dal fegato. 

La sedentarietà agisce dall’altro lato della bilancia, perché un muscolo che non lavora consuma poco e lascia in circolo l’energia che avrebbe dovuto bruciare. Quell’energia che nessuno consuma finisce in buona parte nel grasso viscerale, il grasso che si deposita attorno agli organi e non sotto la pelle. Non è un deposito silenzioso: produce citochine infiammatorie, cioè molecole che tengono il corpo in uno stato di infiammazione costante. Nel diabete di tipo 2 il quadro si complica, perché l’insulina, l’ormone che fa entrare gli zuccheri nelle cellule, funziona male e i trigliceridi salgono insieme alla glicemia. Non è un caso che la dieta per il diabete di tipo 2 segua una logica quasi sovrapponibile a quella descritta qui.

 

Cosa mangiare per abbassare i trigliceridi

Come abbassare i trigliceridi a tavola? I migliori alleati per farlo sono: pesce grasso, legumi, verdura in quantità e cereali integrali, come sostituti di pane bianco, pasta e dolci.  Il pesce grasso — sgombro, sardine, alici, salmone — è la fonte alimentare degli omega-3, i grassi di cui parla la letteratura più consistente in tema di trigliceridi. Le fibre solubili di avena, orzo, legumi e verdure rallentano la velocità con cui gli zuccheri di un pasto passano nel sangue. Il fegato ne riceve meno tutti insieme, e ha quindi meno materiale da trasformare in grasso di deposito.

I cereali integrali agiscono per lo stesso motivo: la crusca che il chicco raffinato ha perso rallenta la digestione dell’amido e allunga i tempi di assorbimento. La verdura, servita come mezzo piatto e non come guarnizione a lato, riempie lo stomaco al posto della seconda porzione di pasta o del pane in più. L’olio extravergine d’oliva non abbassa i trigliceridi di per sé, ma è il grasso con cui conviene rendere saziante un piatto quando l’alternativa è aggiungere altro pane.

 

Alimenti da evitare o limitare

Quattro categorie meritano di sparire dal tuo piano alimentare: bevande zuccherate e succhi, alcolici, dolci industriali e cereali da colazione zuccherati. Sono gli alimenti da evitare con i trigliceridi alti nel senso stretto del verbo, cioè quelli che conviene smettere di mettere nel carrello:

  • Bevande zuccherate e succhi di frutta, compresi quelli senza zuccheri aggiunti: sono la forma in cui lo zucchero raggiunge il fegato più in fretta, senza fibre a rallentarlo.
  • Superalcolici, liquori dolci, cocktail e birra, perché sommano l’alcol allo zucchero e colpiscono il valore da due direzioni contemporaneamente.
  • Dolci industriali e snack confezionati che portano sciroppo di glucosio-fruttosio in etichetta, spesso in prodotti che nemmeno sembrano dolci.
  • Cereali da colazione zuccherati e merendine, che aprono la giornata con una quota di zuccheri rapidi difficile da compensare nelle ore successive.

Poi c’è la categoria del limitare, che riguarda alimenti che nelle porzioni con cui arrivano di solito in tavola rappresentano una scelta cattiva per i trigliceridi: pane bianco, pasta e riso brillato vanno decisamente limitati e accompagnati da verdura e da una fonte proteica. La frutta resta dentro la giornata, con l’accortezza di preferirla intera e di distribuirla, perché una spremuta si comporta come una bevanda zuccherata e non come un frutto. Salumi e formaggi vanno dosati per il sale e per le calorie che portano, ma sui trigliceridi non sono la leva principale, diversamente da quanto si sente dire.

 

Il ruolo di zuccheri e alcol: i due nemici principali

Un paziente arrivato con i trigliceridi molto sopra la soglia mi ha detto subito di aver già eliminato burro, formaggi e fritture da mesi interi. Nella sua giornata c’erano però due caffè zuccherati, un succo a metà mattina, un dolce dopo cena e due birre: a tenere alto il valore erano zuccheri e alcol. Uno studio pubblicato nel 2021 sul Journal of Hepatology ha dato a 94 uomini sani 80 g al giorno di bevande zuccherate per sette settimane. L’apporto calorico totale era simile fra i gruppi dello studio, quindi la differenza osservata non si spiega con un semplice eccesso di calorie.

Fruttosio e saccarosio hanno raddoppiato la sintesi di acidi grassi nel fegato rispetto al controllo, mentre il glucosio da solo non ha prodotto lo stesso effetto. C’è però un dettaglio che molti articoli saltano, e riguarda le VLDL, cioè le particelle con cui il fegato immette i trigliceridi nel sangue. Nello stesso studio la secrezione basale di trigliceridi VLDL di nuova sintesi non è cambiata: il fegato ne fabbricava di più, ma non ne riversava di più in circolo. La lettura corretta è che gli zuccheri liquidi accendono la produzione di grasso dentro il fegato, non che un bicchiere di succo alzi il livello dei trigliceridi sul referto il giorno successivo.

Sul legame fra trigliceridi alti e alcol l’indicazione che do a tutti i miei pazienti è di azzerarlo finché il valore non rientra, ed è il punto su cui ricevo più resistenza. Gli alcolici sono il peggio del peggio per il grasso addominale (e non solo), e quasi nessuno considera che molte di queste bevande portano zucchero oltre all’alcol. Una birra o un cocktail mettono insieme nello stesso bicchiere le due cose che fanno salire di più questo valore, ed è la combinazione peggiore possibile. 

 

Gli omega-3 e i trigliceridi: cosa dice la scienza

Gli omega-3 abbassano i trigliceridi solo alle dosi da farmaco, e le capsule di olio di pesce che trovi al supermercato non rientrano in questo discorso. L’American Heart Association ha stabilito nel 2019 che 4 g al giorno di omega-3 su prescrizione riducono i trigliceridi del 20-30% nella maggior parte delle persone. Nello stesso documento l’AHA scrive che gli integratori da banco, che non sono né revisionati né approvati dalla FDA per sicurezza ed efficacia, non sono indicati per questo uso. 

Anche l’aggiornamento ESC/EAS del 2025 sulle dislipidemie, pubblicato sull’European Heart Journal, riserva l’icosapent etile ad alto dosaggio a un gruppo molto ristretto di pazienti. Si tratta di un omega-3 su prescrizione, riservato a persone ad alto o altissimo rischio già in terapia con statina, con trigliceridi fra 135 e 499 mg/dl. Sugli integratori resto minimalista da sempre, e anche quando valuto gli omega-3 lo faccio per altri motivi, mai come strumento per far scendere questo valore. Il pesce grasso a tavola resta la strada più sensata da prendere, perché porta omega-3 dentro un pasto che contemporaneamente assicura altri nutrienti al nostro corpo.

 

Esempio di menu settimanale per abbassare i trigliceridi

 

Nella settimana tipo di una dieta per trigliceridi alti bevande zuccherate, dolci quotidiani e bicchieri alcolici non trovano spazio, ed è la prima cosa che salta all’occhio.

 

Giorno Colazione Pranzo Cena Perché è costruita così
Lunedì Fiocchi d’avena cotti nel latte con cannella e mirtilli Farro con ceci, pomodorini e basilico Alici al forno con finocchi e arance Le fibre solubili dell’avena rallentano l’arrivo degli zuccheri; le alici sono la fonte di omega-3 più economica
Martedì Pancake con farina di avena e burro di mandorle Vellutata di zucca con gamberi, burrata e crostini Sgombro alla piastra con radicchio trevigiano Proteine e verdure per garantire sazietà durante la giornata
Mercoledì Yogurt bianco naturale con frutti rossi e semi di lino Insalatona con pollo, feta, olive e pomodorini Frittata al forno con porri e broccoli saltati La frutta intera al posto del succo: stessa dolcezza, ma con le fibre che la accompagnano
Giovedì Uova strapazzate su pane integrale con pomodoro Riso integrale con seppie e piselli Petto di tacchino al limone con verza saltata La colazione salata evita il picco di zuccheri con cui si apre di solito la giornata
Venerdì Pane di grano saraceno con ricotta e granella di nocciole Piadina di carote con prosciutto crudo, squacquerone e rucola Trancio di salmone al cartoccio con zucchine Seconda porzione settimanale di pesce grasso, quella che porta davvero omega-3 dal cibo
Sabato Latte o bevanda vegetale non zuccherata con granola fatta in casa e mandorle Insalata di polpo con patate lesse fredde e sedano Pizza margherita fuori casa, senza birra e senza dolce Il pasto fuori resta: è l’abbinamento con alcol e dessert a fare la differenza sul valore
Domenica Uova in camicia con pane di segale e spinacino crudo Minestrone denso con formaggio fresco e pane integrale Tartare di manzo con scaglie di grana e rucola Pranzo più ricco e cena leggera: conta il totale della giornata, non il singolo piatto

 

Le quantità non le trovi scritte perché dipendono dal tuo peso, da quanto ti muovi e dal lavoro che fai, e su questo non ha senso che ti dia delle quantità standard. Quello da cui puoi prendere ispirazione è la struttura: una fonte proteica e una verdura in ogni pasto principale, il cereale in porzione singola e integrale quando possibile.

 

Trigliceridi, colesterolo e fegato grasso: il legame

Il legame fra i tre valori passa dal fegato: è lì che gli zuccheri in eccesso diventano grasso, e da lì partono i trigliceridi che poi leggi sul referto. Il caso che mi torna in mente più spesso è un ragazzino di dodici o tredici anni arrivato accompagnato dalla madre con l’ecografia del fegato grasso in mano. Un referto di questo tipo, fino a pochi anni fa, si vedeva dopo i quaranta e non a metà delle scuole medie. Le società europee EASL, EASD e EASO hanno ridefinito questa condizione nel 2024 chiamandola MASLD, cioè presenza di grasso nel fegato insieme ad almeno un fattore di rischio cardiometabolico. Nello stesso documento la MASLD viene indicata come la malattia epatica cronica più comune in assoluto, e il dato non ci stupisce.

Sul fegato grasso ho una posizione netta e non da oggi: il problema sono gli zuccheri, non i grassi che metti nel piatto. Ho seguito diversi casi di steatosi epatica, che è il nome tecnico del fegato grasso, con un’impostazione chetogenica e quindi andando ad aumentare la quantità di grassi nel piatto. In quei percorsi la quantità di grasso nel fegato è migliorata in modo significativo, perché quello che abbiamo fatto è stato selezionare fonti di grassi buoni ed eliminare zuccheri e alcol dall’alimentazione. L’aggiornamento ESC/EAS del 2025 ricorda inoltre che i livelli di trigliceridi sono associati al rischio cardiovascolare in modo indipendente dai livelli di colesterolo LDL. Tradotto in pratica, un colesterolo LDL a posto non autorizza a ignorare i trigliceridi, e il contrario vale esattamente allo stesso modo.

 

Quando la dieta non basta: quando rivolgersi al medico

Sopra una certa soglia il problema smette di essere alimentare e la prima parola spetta al medico, che è anche l’unico a poter decidere se è necessario ricorrere a una terapia farmacologica. L’ISS colloca sopra i 1.000 mg/dl la soglia oltre la quale compare il rischio di pancreatite, e a quel livello la discussione non è più alimentare. L’aggiornamento ESC/EAS del 2025 indica la statina come farmaco di prima scelta e precisa che, sui fibrati, l’efficacia nel ridurre il rischio cardiovascolare non è stabilita:

  • Valori molto elevati o in salita rapida fra un controllo e l’altro: qui la valutazione del medico viene prima di qualsiasi modifica alimentare tu voglia provare.
  • Trigliceridi alti insieme a diabete, ipertensione o una terapia farmacologica in corso: la dieta si affianca alla cura del medico e non la sostituisce in nessun caso.

 

Il nutrizionista lavora bene anche in questi scenari, purché stia accanto al medico curante e abbia sotto gli occhi i tuoi esami aggiornati. Quando il quadro è invece quello di un valore appena sopra la norma in una persona senza patologie, la dieta è la leva più efficace che hai a disposizione.

 

FAQ: le domande più frequenti sui trigliceridi alti

 

Quali alimenti fanno alzare i trigliceridi?

Soprattutto quelli che portano zuccheri liquidi e amidi raffinati: bibite, succhi, dolci industriali, pane bianco e porzioni abbondanti di pasta o riso brillato. Gli alcolici vanno nella stessa lista, a partire da birra e cocktail, che sono anche i più facili da consumare senza accorgersene.

L’alcol alza i trigliceridi?

Sì, e l’Istituto Superiore di Sanità mette l’abuso di alcol nero su bianco nel suo elenco ufficiale delle cause dei trigliceridi alti. Nella pratica il problema raddoppia con birra, cocktail e liquori dolci, che portano alcol e zucchero dentro lo stesso bicchiere.

Quanto tempo serve per abbassare i trigliceridi con la dieta?

La risposta onesta è che non esiste una tempistica valida per tutti, e nessuna delle fonti istituzionali citate qui fissa un numero preciso di settimane. È il medico a decidere quando ripetere il prelievo, che va comunque eseguito a digiuno da almeno dodici ore come indica l’ISS. Quello che osservo nei percorsi che seguo è che questo valore si muove prima di altri quando spariscono zuccheri liquidi e alcol.

La frutta fa alzare i trigliceridi?

La frutta intera non è il problema, lo sono piuttosto le bevande a base di frutta. Nel frutto le fibre rallentano l’assorbimento degli zuccheri, mentre nella spremuta o nel succo quello stesso zucchero arriva al fegato in pochi minuti. Lo studio del 2021 sul fruttosio riguardava bevande zuccherate somministrate ogni giorno, non mele e arance, e la differenza cambia completamente il senso del dato.

Che differenza c’è tra colesterolo e trigliceridi?

I trigliceridi sono la riserva di energia che il corpo mette da parte, il colesterolo è un componente delle membrane cellulari e la materia prima di diversi ormoni. Si misurano nello stesso prelievo e spesso si alzano insieme, ma rispondono a leve alimentari diverse. L’aggiornamento ESC/EAS del 2025 precisa che i trigliceridi sono associati al rischio cardiovascolare indipendentemente dai livelli di colesterolo LDL.

Gli omega-3 abbassano davvero i trigliceridi?

Alle dosi da farmaco sì, alle dosi da integratore da banco la risposta è diversa e va detta con precisione. L’American Heart Association indica una riduzione del 20-30% con 4 g al giorno di omega-3 su prescrizione medica. Nello stesso documento l’AHA scrive che gli integratori da banco non sono indicati per questo uso e che non ci si deve trattare da soli.

 

Le informazioni di questo articolo hanno finalità informativa e non sostituiscono la consulenza medica. In caso di trigliceridi alti consulta il medico e un professionista della nutrizione, e non modificare né sospendere una terapia in corso senza il parere del tuo curante.

 

A cura di Lorenzo VieriBiologo Nutrizionista Online